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Le maggiori attenzioni per quanto riguarda la fotoesposizione sono in genere dedicate al nevo ipocromico. A differenza della vitiligine la cute del nevo ipocromico non si arrossa e non si scotta più della cute normale (3), anzi spesso si abbronza più della cute normale, tanto che la differenza tra cute sana e patologica, cioè nevica, è più visibile sulla cute coperta che sulla cute esposta alle radiazioni solari (Fig. 2). Non è pertanto giustificato proteggere con filtri solari la cute del nevo ipocromico: anzi, se si abbronza più della cute sana, è utile incoraggiare la fotoesposizione del nevo per renderlo meno visibile (3). In questo caso potrebbe essere utile negli adolescenti preiirradiare con UV artificiali la cute ipocromica per diminuire l'impatto estetico alle prime esposizioni. Viceversa, per il nevo ipercromico, pur non essendoci alcun rischio di scottature, è utile diminuire la quantità di radiazioni solari sulla cute ipercromica rispetto alla cute sana periferica, per impedire una sua maggiore evidenza in estate.

Informazioni aggiuntive

  • Come citare: Eur. J. Pediat. Dermatol. 16, 30, 2006
  • Autori: Bonifazi E
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