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Il nevo di Spitz è un nevo melanocitario acquisito, caratterizzato clinicamente da un aspetto angiomatoide e da crescita rapida tridimensionale, istologicamente da grandi cellule fusate e/o epitelioidi e dermoscopicamente da piccoli vasi puntiformi o a virgola regolarmente distribuiti (10); il pigmento melanico è scarso o quasi assente. Discussi sono i suoi rapporti con il nevo di Reed, un nevo melanocitario acquisito caratterizzato clinicamente da intensa pigmentazione e da una crescita rapida di tipo radiale, istologicamente da grandi cellule fusate e/o epitelioidi e dermoscopicamente da un aspetto "starburst", globulare, polimorfo o atipico (7). Tra nevo di Spitz e nevo di Reed esistono forme di transizione; esistono inoltre nevi di Spitz e di Reed presenti alla nascita, i primi di solito nella forma agminata o a elementi multipli. Il nevo di Spitz è oggetto di dibattito da quando nel 1948 l'Autrice, di cui porta il nome, si accorse che il melanoma nel bambino aveva una prognosi favorevole (12). Poco dopo prevalse il concetto che si trattava non di melanoma a prognosi favorevole, ma di neoplasia benigna, cioè di un nevo a tutti gli effetti. Il dibattito sulle difficoltà, talora insormontabili, nel differenziare istologicamente il nevo di Spitz dal melanoma spitzoide continua ancora oggi (2). Un punto fermo rimane comunque il criterio discriminante dell'età, vista l'eccezionalità del melanoma nel bambino e del nevo di Spitz nell'anziano.

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